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Giverny, Monet’s ultimate paradise

Giverny, Monet’s ultimate paradise

 

Il portfolio “Giverny, Monet’s ultimate paradise” è dedicato al giardino di Giverny, in particolar modo allo stagno e alle sue ninfee. Si tratta del capolavoro di Claude Monet, luogo che con grande pazienza e amore ha costruito negli anni maturi della sua vita e poi innumerevolmente immortalato sulle sue tele. Giverny: la più grande opera di interpretazione e identificazione con la natura di tutta la storia dell’arte.

In ogni Fotografia del portfolio ho inserito parte di miei dipinti, realizzati con gessetti, rame, colla e lino, fotografie scattate a Giverny e citazioni dell’artista francese.

Nei dipinti prospetto uno scenario in cui la natura è destinata a soccombere se l’uomo non comprende le sue reali responsabilità verso l’ambiente e riduce il suo cieco egoismo. Ecco perché il mio giardino di Giverny è diventato uno stagno di morte da cui sono scomparse le tonalità vibranti dei verdi e degli azzurri. Le isole di ninfee e le foglie galleggianti sono solo di cupe tonalità grigie, brumose.

Le fotografie invece ci mostrano lo spettacolo dello stagno in tutto il suo splendore, frutto di una continua e appassionata applicazione alla natura.

Le frasi di Monet ci aiutano a capire la ricerca e la tormento interiore di uno dei più grandi geni dell’arte moderna.

Seduta a lungo, in estasi, di fronte allo stagno sono stata però presa dalla paura.

Splendenti, effimere, irradianti colore … le ninfee del giardino di Giverny saranno solo un ricordo in un prossimo futuro? Saranno cattedrali in un deserto di immondizia e degrado?

Non possiamo ignorare che lo sfruttamento eccessivo del nostro pianeta, l’inquinamento, il riscaldamento globale siano pericoli imminenti. La rottura di fragili ecosistemi è già un dato certo. Possibile fingere di non capire o vedere?

L’arte ha la capacità di cambiare le nostre percezioni e le prospettive sul mondo. Per questo penso sia compito e dovere degli artisti presentare progetti e opere che sensibilizzino le persone verso comportamenti corretti e coscienti.

“Non dormo più per colpa loro – scrisse il pittore nel 1925 riferendosi alle ninfee del suo stagno – di notte sono continuamente ossessionato da ciò che sto cercando di realizzare. Mi alzo la mattina rotto di fatica […] dipingere è così difficile e torturante. L’autunno scorso ho bruciato sei tele insieme con le foglie morte del giardino. Ce n’è abbastanza per disperarsi. Ma non vorrei morire prima di aver detto tutto quel che avevo da dire; o almeno aver tentato. E i miei giorni sono contati».

 

Queste parole testimoniano un amore e un rispetto sconfinati verso la bellezza e la magia della natura che il pittore cerca di riprodurre nella sua pittura. Onoriamo i suoi sforzi e incominciamo ad intraprendere un cammino di rispetto e di tutela del nostro Paradiso chiamato Terra.

 

Le opere sono state pensate per essere ritoccate a mano utilizzando tecnica mista. Nel progetto completo sono pensate per essere esposte insieme a 12 pannelli realizzati in tecnica mista, video e audio per avvolgere completamente lo spettatore.

 

Giverny, Monet’s ultimate paradise

 

The “Giverny, Monet’s ultimate paradise” portfolio is dedicated to the garden of Giverny, especially to the pond and its water lilies, a masterpiece of the genius Claude Monet. He built the place with great patience and love over the last years of his life and then immortalized it on his canvases so many times, in the greatest work of interpretation and identification with the nature of the whole history of art.

In each photograph of the portfolio, I have included part of my paintings, made with chalk, copper, glue and linen, photographs taken by me at Giverny and words of the French artist.

In the paintings, the nature seems to succumb to the people that do not understand their real responsibility towards the environment and are slaves of their blind selfishness.

This is why the Giverny garden becomes a death pond deprived of its vibrant shades of greens and blues. Water lilies islands and floating leaves blur into gloomy shades of gray.

As opposite, the photographs show us the spectacle of the pond in its entire splendor, the result of a continuous and passionate application to nature.

Monet’s words help us to understand the research and the inner struggle of one of the greatest geniuses of modern art.

Sitting in ecstasy for a long time, facing the pond, however, I was gripped by fear.

Splendid, ephemeral, radiant color … will be just a memory the water lilies of Giverny’s garden in the near future? Will they be cathedrals in a desert of trash and degradation?

We cannot ignore the impending danger posed by excessive land exploitation, pollution and global warming. The destruction of already fragile ecosystems is a given fact. Is it possible to pretend not to see or understand?

Art is able to change our perception of the world and our perspective on it. This is why I believe that it is duty of the artists to present projects and works which can raise public awareness.

“I do not sleep anymore because of them – wrote Monet in 1925 referring to the water lilies of his pond – at night I’m constantly obsessed with what I’m trying to accomplish.”

“I get up in the broken morning of toil […] painting is so difficult and torture. Last autumn I burned six canvases together with the dead leaves of the garden. There is enough to despair, but I would not want to die before I said everything I had to say, or at least tried. Time is running.”

These words testify to a boundless love and respect for the beauty and the magic of nature that the painter tried to reproduce in his painting. We decide to honor his efforts and begin to embark on a journey of respect and protection of our Paradise called Earth.

The works have been designed to be retouched by hand using mixed technique.

The installation of the complete project is designed to exhibit together 12 panels (55×55 cm (22 x22 in, made by copper, linen, chalks and colors on wood) with video and audio, to completely surround the viewer.

Giverny, Monet’s ultimate paradise | Monica Gorini