Giverny, Monet’s ultimate paradise

Giverny, Monet’s ultimate paradise

Last paradise connected to painting

Già Lucrezio nel I secolo a.C. scriveva: “Nequaquam nobis divinitus esse paratam naturam rerum(Non sarà pronta per noi la natura). Il pensiero del poeta latino sottolineava come il volere divino non avesse disposto la Natura per i comuni mortali.  Eppure, da tempi antichissimi, l’idea di dominare il mondo naturale sembra essere stato un istinto della nostra specie. Senza mai possederla, l’essere umano è intervenuto sempre più violentemente su di essa e sui suoi ecosistemi, arrivando oggi prossimo ad un punto di non ritorno. Solo questa comprensione profonda permetterà la nascita di una vera coscienza ecologica anche tra le persone comuni , accompagnata da scelte quotidiane, e non lasciata solo alla consapevolezza di grandi menti illuminate .

La vita vissuta in armonia con la natura e i processi naturali dona forza interiore, serenità, equilibrio e consapevolezza del nostro piccolo ruolo. Questo modo di vivere potrebbe avvicinare l’uomo contemporaneo a quell’unità tra la parte emotiva – creativa e quella razionale, come Beuys aveva auspicato, fondamento di una vita completa.

Giverny: last paradise connected to painting” è il lavoro con cui confermo il proposito di creare un’arte che abbia nel rapporto con la natura uno dei suoi punti focali.

Frutto di  sperimentazione tecnica, la collezione si compone di diverse opere che hanno come tema lo stagno di Monet con le sue ninfee. Il pittore francese  disse spesso che lo stagno rappresentava il suo più grande capolavoro, in uno sforzo continuo, assoluto ed ossessivo di interpretazione e identificazione con il paesaggio.

Nelle mie opere, le immagini fotografiche mostrano il fragile e meraviglioso ecosistema, risultato di una continua e appassionata cura della natura.

I pensieri di Monet svelano la ricerca e il tormento interiore di uno dei più grandi geni dell’arte moderna.

I dipinti proiettano invece lo scenario in cui la natura è destinata a soccombere e morire se l’uomo non comprenderà le proprie responsabilità e non ridurrà il suo cieco egoismo.

Presento un giardino che sta diventando uno stagno di morte, dove sono scomparse tutte le tonalità vitali dei verdi e degli azzurri, sostituite da cupe tinte grigie e brumose.

Splendenti, effimere, irradianti colore e gioia … le ninfee del giardino di Giverny saranno solo un ricordo in un prossimo futuro?  O saranno piuttosto cattedrali in un deserto di immondizia e degrado?

“Non dormo più per colpa loro – scrisse il pittore nel 1925 riferendosi alle ninfee del suo stagno – di notte sono continuamente ossessionato da ciò che sto cercando di realizzare. Mi alzo la mattina rotto di fatica […] dipingere è così difficile e torturante. L’autunno scorso ho bruciato sei tele insieme con le foglie morte del giardino. Ce n’è abbastanza per disperarsi. Ma non vorrei morire prima di aver detto tutto quel che avevo da dire; o almeno aver tentato. E i miei giorni sono contati».

Queste parole testimoniano l’amore e il rispetto verso la bellezza e la magia della natura che il genio francese cercava di riprodurre nella sua pittura.

Ristabilire questi legami con il mondo naturale che fanno sentire partecipi della vita dell’universo, dovrebbe essere la tensione di ogni essere umano: un viatico per scoprire la bellezza e la fragilità dell’esistenza.

Le opere sono state realizzate con la collaborazione di artigiani lombardi e ritoccate a mano con tecnica mista.

Giverny, Monet’s ultimate paradise

Last paradise connected to painting

Already in the first century BC Lucretius wrote: “Nequaquam nobis divinitus esse paratam naturam rerum” (Nature will not be ready for us). The thought of the Latin poet underlined how the divine will had not arranged Nature for the common mortals.  Yet, since ancient times, the idea of dominating the natural world seems to have been an instinct of our species. Without ever possessing it, the human being has intervened more and more violently on it and its ecosystems, arriving today at a point of no return. Only this deep understanding will allow the birth of a true ecological consciousness even among ordinary people, accompanied by daily choices, and not left only to the awareness of great minds enlightened.

Life lived in harmony with nature and natural processes gives inner strength, serenity, balance and awareness of our small role. This way of life could bring contemporary man closer to that unity between the emotional-creative and the rational part, as Beuys had hoped, the foundation of a complete life.

“Giverny: last paradise connected to painting” is the work that confirms my intention to create an art that has in the relationship with nature one of its focal points.

As a result of technical experimentation, the collection is composed of several works that have as their theme the pond of Monet with its water lilies.

The French painter often said that the pond represented his greatest masterpiece in a absolute and obsessive effort of interpretation and identification with the landscape. In my works, the photographic images show the fragile and wonderful ecosystem, the result of a continuous and passionate care of nature.

Monet’s thoughts reveal the research and inner torment of one of the greatest geniuses of modern art.

The paintings instead project the scenario in which nature is destined to succumb and die if people do not understand their responsibilities and will not reduce their blind selfishness.

I present a garden that is becoming a pond of death, where all the vital tones of greens and blues have disappeared, replaced by dark shades of gray and misty…

Shining, ephemeral, radiant color and joy … the water lilies of Giverny will be just a memory in the near future?  Or will they rather be cathedrals in a desert of garbage and decay?

“I do not sleep anymore because of them – wrote Monet in 1925 referring to the water lilies of his pond – at night I’m constantly obsessed with what I’m trying to accomplish.”

“I get up in the broken morning of toil […] painting is so difficult and torture. Last autumn I burned six canvases together with the dead leaves of the garden. There is enough to despair, but I would not want to die before I said everything I had to say, or at least tried. Time is running.”

These words testify to the love and respect for the beauty and magic of nature that the French genius tried to reproduce in his painting.

Restore these links with natural world that make you feel part of the life of the universe, should be the tension of every human being: a viaticum to discover the beauty and fragility of existence.

The works have been realized with the collaboration of Lombard craftsmen and retouched by hand with mixed technique.

 

Giverny, Monet’s ultimate paradise | Monica Gorini