Synthèse Visuelle: project

E ’sulle sponde dello stagno di Giverny che ha inizio il racconto di Monica Gorini: un viaggio geografico ed artistico fatto di colori, di natura, di pensiero e di poesia. Partendo dall’idea che aveva spinto Monet a costruire pezzo dopo pezzo l’atmosfera e le tinte che gli erano necessarie per esprimere la sua pittura, Monica ha voluto attualizzarne il pensiero spingendolo fino al limite del concettuale, senza per questo inaridirlo, anzi vitalizzandolo in una ricerca che unisce il razionale allo spirituale, il passato al presente, la sorpresa dello sguardo alla certezza della tecnica. Per fare tutto questo era necessario immergersi totalmente e concretamente nell’atmosfera che per più quarant’anni Monet aveva imprigionato nei suoi quadri. Era imprescindibile conoscere i giochi delle ombre al passaggio delle nuvole e verificare ora dopo ora, attimo dopo attimo, il variare di quel sottile e invisibile pulviscolo che sta tra noi e le cose e che aveva fatto perdere la testa anche a Monet. Soprattutto, era fondamentale perlustrare ogni centimetro di quello specchio d’acqua sulla cui superficie le foglie e i fiori delle ninfee continuavano ad esibirsi in uno spettacolo memorabile. A  Giverny, sotto le fronde dei salici o tra le profumate bordure floreali, Monica non si è persa nemmeno un attimo di quella stupefacente rappresentazione e ha fatto tesoro di tutte le sue possibili declinazioni: cromatiche, formali e liriche, annotando tutti i passaggi più emozionanti, appuntandone non tanto l’immagine reale, bensì quella speculativa perché l’obiettivo non era rifare Monet, dipingere i fiori o il paesaggio di Giverny, ma trovare, attraverso i luoghi della sua pittura, il “segreto del colore” e trasformarlo in una sorta di legge empirica, in un personale codice percettivo attraverso il quale è possibile ricercare le stesse armonie o trasformarle in nuovi accordi emozionali. E una volta prese le misure dello spazio, della luce, dei diversi toni di verde e dei colori di quei sbalorditivi gigli d’acqua nello stagno del pittore, il passo successivo è poi venuto da sé: andare nel vivaio dove un secolo e mezzo prima Monet li aveva acquistati, a Le Temple-sur-Lot, poco lontano da Bordeaux, lo storico vivaio di Latour-Marliac, lo stesso che nel 1894 aveva fatto arrivare le prime ninfee a Giverny e che oggi continua ad essere uno dei punti di riferimento in questo settore. Intorno alle vasche il tempo si arresta e le gamme dei colori si strutturano in forme che sono il primo passo verso la geometria, verso la razionalizzazione del vero. Ogni minima variazione, un mutamento minimo, come un alito di vento, una goccia di pioggia, una lieve condensa, un soffio di vapore sopra o attorno all’acqua muta tutto irrimediabilmente e comporta un cambiamento cromatico, in un gioco mutevole e in continuo divenire. Lì, su superfici rettangolari simili nella forma ai tasti di un pianoforte, Monica ha steso un campionario infinito di colori: palette, ognuna delle quali è come se fosse un pixel della realtà e tutte insieme (o anche a piccoli gruppi) componessero evocative armonie timbriche, ma allo stesso tempo riscrivessero una particolare emozione attraverso un codice, un sistema cifrato di colori che compone un nuovo linguaggio per raccontare nello stesso istante il mondo della natura e l’anima umana, la psiche e la percezione del reale. È questo l’aspetto sorprendente del lavoro di Gorini: razionalizzare e sintetizzare per estrarre dal capriccioso mutare dell’universo, dal suggestivo incanto di una visione, dall’affiorare dei ricordi la legge fondamentale che per Monica non è nella struttura delle molecole, ma nel colore.

Tratto dal testo critico di Lorella Giudici, premessa al Diario scritto dall’artista Monica Gorini intitolato: “Synthèse visuelle. Scomporre in frame l’attimo. Il diario di una ricerca” di prossima pubblicazione.

 

It is on the banks of the pond of Giverny that Monica Gorini begins her story: a geographic and artistic journey made up of colours, nature, thought and poetry. Starting from the idea that had prompted Monet to build up piece by piece the atmosphere and the hues that were necessary for him to express his painting, Monica has sought to render his thought timely by taking it to the limit of the conceptual, without this making it arid, rather vitalising it in a search that unites the rational with the spiritual, the past with the present, the surprise of the gaze with the certainty of technology. To do all this it was necessary to immerse herself fully and concretely in the atmosphere that Monet had captured in his paintings. It was essential to know the interplay of shadows with the passing of the clouds and to check hour after hour, moment after moment, the variations in those subtle and invisible motes that lie between us and things and that had also baffled Monet. Above all, it was essential to scour every inch of that body of water on whose surface the leaves and flowers of the water lilies continued to display themselves in a memorable spectacle. At Giverny, under the willow branches or amid the fragrant floral borders, Monica lost not a moment of that amazing representation and has treasured all its possible variations: chromatic, formal and lyrical.  She noted down all the most enthralling passages annotating not so much the real image, but the speculative one, because her goal was not to redo Monet, to paint the flowers or the landscape of Giverny, but to find, through the places of his painting, the “secret of colour” and transform it into a sort of empirical law, so to speak, into a personal perceptual code through which it is possible to search for the same harmonies or turn them into new emotional chords. And once she had taken the measure of the space, the light, the different shades of green and the colours of those stunning water lilies in the painter’s pond, the next step then arose spontaneously: to go to the nursery where a century and a half earlier Monet had acquired them, at Le Temple-sur-Lot, not far from Bordeaux, the historic nursery of Latour-Marliac, the same that in 1894 had forwarded the first water lilies to Giverny and which today continues to be one of the reference points in this field. Time goes to a stop around the water lily tanks, and the colour ranges are structured in forms that are the first step towards geometry, towards the rationalisation of truth. Every minimal variation, a minimal change, like a breath of wind, a drop of rain, a trace of condensation, abreath of vapour over or around the water everything changes irreparably and involves a chromatic change in a mutable and ever-changing interplay. And there, on rectangular surfaces, similar in shape to the keys of a piano, Monica has laid out an infinite sampler of colours: palette is as if it were a pixel of that reality and all together (or even in small groups) compose evocative tonal harmonies, but at the same time rewrite that particular emotion through a code, a ciphered colour system that composes a new language to recount in the same instant the world of nature and the human soul, the psyche and the perception of reality. This is the surprising aspect of the Gorini’s work: rationalising and synthesising to extract from the capricious changing of the universe, the evocative enchantment of a vision and the emergence of memories the fundamental law that for Monica lies not in the structure of molecules, but in colour.

Drawn from the critical text by Lorella Giudici, introduction to the Diary written by the artist Monica Gorini entitled: “Synthèse visuelle. Break down the moment into frames. The diary of a research” forthcoming.

 

 

 

Synthèse Visuelle: project | Monica Gorini
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