About

“L’ attenzione alla  materia e alla percezione sensoriale sono  costanti  che si ritrovano nella maggior parte delle mie opere. Sculture e installazioni vengono presentate per essere percepite con tutti i sensi. Sassi, sabbia, legni, elementi naturali e artificiali sono alcuni dei materiali  inglobati su superfici interne ed esterne delle opere trasformando la percezione dell’osservatore. Ma la ricerca tattile e l’attenzione alla materia si trovano anche nei dipinti. Le superfici diventano ritmate, con avvallamenti, corrugamenti, rigonfiamenti  costantemente modulati dalla luce non tanto per avere effetti plastici  ma per suggerire sensazioni sensoriali. Il lavoro svolto per anni con persone non vedenti mi ha suggerito la strada per le prime sperimentazioni.

Spesso lavoro completamente immersa nella natura, quella natura conosciuta fin dall’infanzia che ho imparato ad amare e rispettare. La stessa diventata ormai protagonista delle ultime installazioni finalizzate allo sviluppo di una coscienza ecologica.

La naturale propensione alla sperimentazione mi spinge a creare opere con un intreccio di più linguaggi: poesia, pittura, scultura, fotografia, installazione, tecniche  contemporanee.

Non  lavoro mai per ricercare solo fini estetici. Vorrei invece stimolare riflessioni su questioni di attualità con uno stile  a volte anche intimista, chiamando spesso il pubblico ad un ruolo attivo.”

 

“Attention to matter and sensory perception is a constant found in most of my works. Sculptures and installations are presented to be perceived with all the senses. Stones, sand, wood, natural and artificial elements are some of the materials incorporated on the internal and external surfaces of my pieces, transforming the observer’s perception. But tactile research and attention to matter can also be found in paintings. Surfaces acquire rhythm, with troughs, corrugations and swellings constantly modulated by light, not simply to achieve a plastic effect but rather to induce sensory sensations. The years spent working with blind people inspired my first experiments.

I often work completely immersed in nature, the same nature I’ve known since my childhood and which I’ve learned to love and respect. The same nature which has become the protagonist of my latest installations aimed at awaking ecological awareness.

My natural inclination for experimentation pushes me to create works using a mixture of different languages: poetry, painting, sculpture, photography, installation and contemporary techniques. 

I never work to persue only aesthetic purposes. Instead, I would like to stimulate reflections upon topical issues with a style that is even intimist at times, often calling the spectator to play an active role.

 

Breve biografia

Sono un’artista italiana. Vivo e lavoro tra Milano e il Lago d’Orta.

Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera, ho diviso il mio tempo tra insegnamento e ricerca artistica. Ho vinto numerosi premi internazionali tra cui “11 Julia Margaret Cameron Award”, un concorso fotografico internazionale dedicato esclusivamente a fotografe donne, con un portfolio dedicato alla ricerca sull’identità di genere.

Sono stata invitata a collaborare con Art Beyond Sight, esponendo, nel 2007 e nel 2009, sculture e installazioni multisensoriali al Metropolitan Museum di New York.

Parigi, Londra, Berlino, Barcellona, ​​Torino, Venezia, Milano, Roma sono alcune delle città in cui ho esposto le mie opere.

Short biography

I am an Italian-born artist living and working between  Milan and Lake Orta.

After studying at the Brera Academy of Fine Arts, I divided my time between teaching and artistic research. I have won numerous international awards including, the “11th Julia Margaret Cameron Award”, an international photography contest dedicated exclusively to women photographers, with a portfolio dedicated to gender identity research.

I was invited to collaborate with Art Beyond Sight, exhibiting, in 2007 and 2009, multi-sensory sculptures and installations at the Metropolitan Museum in New York.

Paris, London, Berlin, Barcelona, ​​Turin, Venice, Milan, Rome are some of the cities in which he exhibited his works.     

Dalla pittura d’azione alla fotografia esperienziale

“C’è una crepa in ogni cosa. Ma è da lì che entra la luce”
Leonard Cohen

 

Non sempre Monica Gorini affronta la pittura partendo da un progetto, spesso attende che l’istinto si concretizzi in un impulso gestuale spontaneo. Allora prende possesso della tela con pennellate decise, spazzolate vigorose, sciabolate metafisiche esaltate dal linguaggio del corpo. Spreme il colore direttamente dal tubetto, lo lascia sgocciolare, lo spruzza con movimenti ritmici da cui sgorgano solchi e crateri, labirinti, tracce sinuose, grovigli, matasse. Un abbandono allo spazio materico dell’agire, a un vocabolario segreto che esprime forze alchemiche e slanci irrazionali.

 

Monica è cresciuta a contatto con la natura, ama le montagne, i boschi, lo stillicidio del disgelo, il silenzio. Sostiene che “l’eco di quello che manca dà più forza a quello che c’è”. Spesso usa  l’acqua che sgorga dalle sorgenti, la tela adagiata per terra mentre il frusciare delle foglie si fa musica. Tutto ciò che è bello la emoziona. Eppure non la condiziona.

 

L’approdo alla fotografia è avvenuto per caso, nel corso del tempo, con l’impazienza di catturare all’istante quei frammenti di realtà su cui sofferma lo sguardo: cieli, ombre, nuvole, il vento sull’acqua ma anche fiori, corpi, occhi, città, strade che finiscono altrove, finestre da fuori e da dentro. Talvolta l’elaborazione digitale finisce per contaminare l’idea originaria, non per migliorare il valore estetico dell’immagine ma per renderne più incisiva la valenza comunicativa. Il suono impersonale dell’otturatore è solo una scorciatoia per dialogare, salvare un messaggio, incoraggiare un pensiero. E l’atto del fotografare, così meticoloso, attento, preciso, è il contrappeso della gestualità sfrenata che anima il suo dipingere.

Marco Tenucci

Emotion in beauty: tidbits of reality

“There is a crack in everything. That’s how the light gets in” Leonard Cohen

 

Not always does Monica Gorini confront herself with painting moving from a project, she often lingers on until her instinct turns into a spontaneous gestural impetus. Then she takes possession of the canvas  with  determined touches, powerful brush strokes, metaphysical flashes intensified by the body language.

She squeezes paint straight from the tubes, she lets it drop, she sprays it with rhythmical movements from which furrows, craters, labyrinths, winding trails, tangles and bundles stream out. Action loses itself to a tactile dimension, to a secret vocabulary expressing alchemical forces and irrational outbursts.

Monica has grown up in close contact with nature, she loves the sea, the woods, the steady dripping of thawing, the silence. She claims that “the echo of what is not there empowers what is there”.  She often uses spring water, with the canvas lying on the ground while rustling leaves sounding around her. All that is beautiful moves her. It does not influence her, though.

She landed on to photography by mere chance, in the course of time, with the impatience of catching then and there those tidbits of reality, fragments on which the eye lingers: waves, skyes, shadows, clouds, as well as flowers, bodies, eyes, streets dying elsewhere, windows from the outside, windows from the inside. Sometimes the digital processing ends in contaminating the prime idea, not in order to enhance the aesthetical value of the image, but with the aim of making the communication more trenchant. The impersonal sound of the shutter is simply a shortcut to a talk, to save a message, to encourage a thought. The act of taking a picture itself, so finical, accurate, precise, is the counterbalance of the unrestrained gestures which drive her painting.

Marco Tenucci

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