Segno 2022

L’approccio allo studio da un’angolazione creativa – utilizzando un bildhafte Denken da intendersi come
ordinamento mentale e come scrittura visiva – è quello che caratterizza lo splendido volume Synthèse
visuelle. Scomporre in frame l’attimo, il diario di una ricerca / Breaking Down The Moment Into Frames, the Diary Of A Quest di Monica Gorini pubblicato da Vanillaedizioni (192 pagine, 28 euro), dove l’autrice intreccia riflessione, catalogazione e archiviazione sentimentale, rarefazione, raffreddamento, pantonatura cromatica (semioticamente cromemica, volendo utilizzare una terminologia cara a Prieto) e prosciugamento d’immagine per dar vita a qualcosa di unico, di evocativo e direi anche di indicativo. Il quadro critico entro il quale si muove Gorini è il Jardin d’eau (“l’eden che Monet ritrae per gli ultimi 20 anni della sua vita”), a Giverny, in Normandie, dove oggi è presente la Fondation et Maison Claude Monet. Qui l’artista ha creato qualcosa di speciale che non si può raccontare con le parole ma che va letto e guardato e assaporato perché, accanto al diario di una ricerca che ha inizio a Parigi il 10 luglio 2018 e che si è conclusa (anche se la ricerca non si conclude mail) sul Lago d’Orta il 13 luglio 2021, ci sono studi e bozzetti preparatori, lavori della serie Paysage d’eau. Essence chromatique, vibrazioni (eccezionale l’opera Variations perceptives) che richiamano alla memoria le atmosfere, i pensieri pensati da un gigante della pittura, le attese, le distratte (?) musicalità della natura.