Segno 2024

Azzurra Immediato. Premio Editoriale della rivista Segno.

Sine fine. Memorie è l’emblematica titolazione che accompagna l’opera finalista di Monica Gorini all’Artem Cup 2023. E’ la stessa artista a suggerire una prima lettura due punti: “La pietra custodisce memorie portate dalle nuvole. Diventa oggetto perduto a cui l’uomo contemporaneo dovrà cercare di arrivare in un recupero metaforico del suo legame antico con la natura.”

In quella lontana distanza che accomuna le opere dei due artisti scelti da Segno, si scorge molto più di qualche mero rimando; è la capacità di guardare oltre il già noto, di elevarsi ad un punto di vista che nulla ha a che fare con l’alta e cieca torre d’Avorio, quanto con una scala verso l’infinito e oltre di cui Monica Gorini evidenzia, grazie alla mise en scène della sua installazione, il desiderio, la necessità di entrare in contatto con un altrove immaginifico che, però, mantiene salde le radici a terra, per elevarsi, farsi altro da sé.

Siamo tutti ‘sognatori con i piedi fortemente poggiati sulle nuvole’ per dirla con parole di Ennio Flaiano? Probabilmente non lo siamo più, non abbiamo la forza e il coraggio per arrampicarci fin sopra le nuvole e scorgere nuovi salvifici orizzonti. Ed ecco che, come sempre, è l’Arte, sono le artiste come Monica Gorini a soccorrere le nostre fragilità, i nostri inconsci e rintanati desideri. La ricerca della Gorini,  centrata in particolare sul ‘mondo della natura e dei diritti’ si muove all’interno di un percorso a geometria variabile e affascinante, nonluogo abitato da una estetica determinata dalla commistione di grammatiche, dall’interlocuzione di riflessioni plurime, tanto intime e soggettive quanto in grado di accoglierne di universali e corali. Sine fine. Memorie, nella sua più intima essenza, si rivela e svela una sorta di invito a decrittare la natura, a decodificare le innumerevoli simbologie da cui siamo quotidianamente circondati e, delle quali, sembriamo non avere più contezza e memoria…

Ciò che Ella stessa definisce una ‘sintesi visuale’ è, al contempo, ciò che offre del mondo a chi sa ancora – o desidera per la prima volta – esplorarlo secondo i prodromi di un fare artistico che pare rivestirsi di una conditio sine qua non mediante cui il divenire altro è inteso quale azione specifica e tesa alla meraviglia del tutto, seguendo la vettorialità di una coerente pluralità di codex costruttivo, elemento linguistico che la Gorini ha sviluppato nel tempo e in una grammatica visiva e sensibile traslante l’alfa e l’omega di una tensione celata seppur vivida e tesa verso una metamorfosi lirica.

Sine fine. Memorie consta di un dialogo oggettuale e concettuale tra materie e forme diverse, in parte tangibili, in parte solo apparentemente sfuggenti.  Alla scala metallica che invita ad accingersi a superare ostacoli e sbarramenti fa da contraltare l’opera fotografica, il ‘ritratto’ astratto di quella pietra che, traghettata dalle impalpabilità delle nubi, contiene e custodisce come prezioso scrigno, le memorie, quelle dell’artista, le nostre, le vostre. Il dialogo tra elementi opposti eppure complementari sfidano la volontà di attribuire un significato definito, fisso e cristallizzato ad un’opera. La ricerca di Monica Gorini, difatti, nella sua esuberanza ontologica è una dichiarazione alchemica di intenti, di mescolanze, di convergenze tra il qui e ora è il lì e l’altrove; non due universi separati, però, quanto semplicemente disuniti, troppo distante per essere pensati come un unicum.

E’ lo sguardo a doverci ricordare chi siamo, quali sono le nostre origini e quali strade intraprendere per un nuovo viatico verso la gemmazione di un nuovo indispensabile futuro mnestico.