Jardin d’eau au petit matin, 2023
wood, glass, perspex, neon, mirror, pallets painted with matt vinyl emulsion,
soft touch varnish finish
cm 230 x 117

Physics, philosophy, optics, aesthetics, perception

Monica Gorini continues her research into the conceptualised reality of the “landscapes of water and reflections”, studied in France, restoring the plane of experience and discovery rationalised. From the composition we receive the impression of lightness, understood in perceptual terms.
In the centre, as if floating on a suspended space, a wooden sculpture contains the chromatic unfolding exhibited by the flower resting on the water. It becomes poetic in its upper part where a sky-blue, opalescent, backlit glass conveys the sensory atmosphere of the “petit matin”.
The delicacy of the delicate azure light softens the angular and linear elements, such as those of the totemic prism, whose facets reflect the surrounding environment and the wooden slats, arranged in a radial pattern and slightly curved to suggest the surface tension of water.
When one encounters a circular form, the most instinctive action is to go around it. The exploration starts from a physical involvement that in turn affects the way of perceiving and understanding the work. As Merleau-Ponty, whose reflections provide a frame of reference for both philosophers of experience and scientists of perception, clearly intuited, “Thought is not an abstract entity but a set of processes that are physically constituted in the body.”
Then the viewer, beginning to create a relationship of movement with the “Jardin d’eau au petit matin”, will lean his torso forward, turn around, move away, bend, move within a space, having the ability to perform deeper actions in the field of thought.

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Fisica, filosofia, ottica, estetica, percezione

Monica Gorini continua gli studi sulla realtà concettualizzata dei “paesaggi di acqua e di riflessi” studiati in Francia riportando, razionalizzato, il piano dell’esperienza e della scoperta. Dalla composizione riceviamo l’impressione di leggerezza, intesa in senso percettivo.
Al centro, come a galleggiare su uno spazio sospeso, una scultura di legno accoglie il dispiegarsi cromatico esibito dal fiore adagiato sull’acqua. Essa diviene poetica nella sua parte superiore dove un vetro celeste, opalino e retroilluminato, rende l’atmosfera sensoriale del “petit matin”.
La delicatezza della tenue luce azzurra ammorbidisce gli elementi spigolosi e lineari come quelli del prisma totemico sulle cui facce si riflettono l’ambiente circostante e le strisce di legno, disposte a raggiera e leggermente incurvate per suggerire la tensione superficiale dell’acqua.
Quando si incontra una forma circolare l’azione più istintiva è di girarle intorno. L’esplorazione prende il via attraverso un coinvolgimento fisico che a sua volta influirà sul modo di percepire e di comprendere l’opera. “Il pensiero”, come ben aveva intuito Merleau-Ponty, le cui riflessioni sono riferimenti sia per i filosofi dell’esperienza sia per gli scienziati della percezione, “non è un’entità astratta ma un insieme di processi che si costituiscono fisicamente nel corpo.”
Allora lo spettatore incominciando a intessere una relazione di movimento con “Jardin d’eau au petit matin” inclinerà il busto in avanti, girerà intorno, si allontanerà, si piegherà, si muoverà all’interno di uno spazio avendo la possibilità di compiere azioni più profonde nel campo del pensiero.