Totem. Variations perceptives, 2023
plexiglass mirror, wood, mat varnish
cm 200 x 50 x 50
Narrative of Nymphaea Arethusa in a vertical sculpture. I use the mirror’s reflective capacity to amplify the vision to infinity.
Concept. According to Grace Seiberling, Monet performed a work of compilation, a procedure similar to what I have done by the ponds. The pink water lily floats and is extroflected against a background of leaves. In a vertical composition, at the bottom I place the shady colours: browns, maroons, blues. The dark waters of the pools oc- cupied by an expanse of leaves that prevent the mirroring of the clouds and the sky with the consequent elimination of the lightest blues and greys. Above I order all the sensory reactions as an interplay of harmony, with pink dominant. Viewers are invited to reflect themselves in these coloured pixels, or rather these colour codes, rather as happens with the bar codes on supermarket labels.
The interrupted planes of the reflective surfaces invite one to move about continually, create illusions and optical effects, generating a sort of perceptual instability. The images of the world, combined in compositions of several levels, lead to a continuous al- teration of the relationship with vision.
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Narrazione della Ninfea Arethusa in una scultura verticale. Nell’opera viene sfruttata la capacità riflettente dello specchio.
Concetto. Secondo Grace Seiberling, Monet compie un lavoro di compilazione, un procedimento simile, l’ho messo in atto davanti alle vasche. La ninfea rosa galleggia e si estroflette su uno sfondo di foglie. In una composizione verticale in basso colloco i colori ombrosi: i bruni, i marroni, i blu. Le acque scure delle vasche occupate da una distesa di foglie che impediscono lo specchiarsi delle nuvole e del cielo con conseguente eliminazioni degli azzurri e dei grigi più chiari. Verso l’alto ordino tutte le reazioni sensoriali per giochi di armonia, con una dominanza di rosa. Lo spettatore è invitato a specchiarsi in questi pixel colorati, anzi in questi codici cromatici, un po’ ciò che accade con il codice a barre sulle etichette del supermarket.
I piani interrotti delle superfici riflettenti invitano a muoversi costantemente, creano illusioni e giochi ottici, generando una sorta di instabilità percettiva. Le immagini del mondo combinate in composizioni di più livelli, spingono a una continua alterazione dei rapporti con la visione.