Synthèse Visuelle: book & press

UN SOGNO A SENSI APERTI. MONICA GORINI IN VICO SPINOLA

di FRANCESCA DI GIORGIO

 

 

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Gli spazi della Galleria Vico Spinola, nel centro storico di Savona, si trasformano ancora una volta, dopo Così è (se vi pare), mostra bi-personale di Vanni Cuoghi e L’OrMa – nell’ambito della prima edizione 2022 del festival diffuso di arte contemporanea Connexxion (quest’anno in arrivo dal 25 novembre 2023 al 27 aprile 2024), a cura di Livia Savorelli (leggi qui) – in cui la galleria, all’occhio dello spettatore, diventava uno spazio altro, un grande diorama, una riflessione sulla natura e sul potere illusorio dell’arte tra realtà e finzione.

Monica Gorini. Decodificare la natura. Interconnessioni sensoriali, veduta della mostra, Galleria Vico Spinola, Savona

Oggi, nei giorni in cui Savona sta per tornare ad ospitare arte contemporanea con la mostra dei 70 finalisti del Premio Arteam Cup VIII, dal 25 novembre al 2023 al 6 gennaio 2024, in parallelo alla seconda edizione del festival Connexxion, la mostra personale di Monica GoriniDecodificare la natura. Interconnessioni
sensoriali, a cura di Livia Savorelli, permette di entrare in una dimensione nuova attraverso scelte allestitive che seguono le visioni dell’artista trasportandoci in un momento vissuto irripetibile ma dalla sconfinata suggestione.
 Ecco, che l’opera video, Le rêve infini (il sogno infinito), è il tentativo riuscito di perpetuare un ricordo e restituirlo a chi entra in galleria trovandosi così immerso in una dimensione percepibile con tutti i sensi dove la gerarchia sensoriale, che vorrebbe la vista predominante, viene abbattuta.
È il nostro l’olfatto ad orientare i movimenti nella sala della Galleria avvolta da una leggera coltre di fumo bianco opalescente prodotto da una macchina che, come racconta Monica Gorini «vuole ricreare la stessa atmosfera onirica presente nel video».

«Le reve infini è nata lungo La Senna» – continua l’artista – «in un momento magico, quando il paesaggio evoca immagini e sensazioni oniriche che permettono di percepire una realtà misteriosa e profonda. Al mattino presto, per via dei vapori sul fiume, l’aria è diafana, rarefatta, legata a una materia impalpabile e in movimento. L’ho definita L’heure bleuel’heure secrète de l’évanescence. In quell’ora, più che in altri momenti, avverto un sottofondo di indicibilità nel mio rapporto con la natura; un’estasi in cui viene superato il confine del mio corpo. C’è un sorta di fusione con il paesaggio circostante. Faccio parte dell’aria opaca ed evanescente che si muove sopra la superficie del fiume come in una danza». Da lì l’intuizione di unire al video un brano di musica contemporanea, realizzato dal sound artist Ocrasunset, in cui sono presenti anche delle modulazioni dei suoni registrati lungo il fiume. L’idea, invece, di far danzare le danzatrici in mezzo ai fumogeni per l’artista è un modo di decontestualizzare degli strumenti di solito legati ad un immaginario di guerriglia da piazza: da elementi di scontro a dispositivi poetici capaci di provocare emozioni.
Ma dicevamo… è l’olfatto a guidarci: l‘aria che avvertiamo sulla pelle entrando in Galleria Vico Spinola è una nuvola impalpabile umida e leggera, diffusa e più ci avviciniamo alla proiezione video più sentiamo una particolare essenza scelta ad hoc per l’installazione: «La “Sacred Mountain”, una miscela di olii essenziali che evocano sensazioni spirituali e la percezione di essere in un luogo magico derivante dalla vicinanza alla natura. Lo spettatore si trova dentro il paesaggio a danzare con le ballerine, a galleggiare nello spazio dimenticandosi di essere in un luogo antropizzato».

È un’opera da toccare e da annusare, De plantes et de fleurs sur le velours du soir (Piante e fiori sul velluto della sera), «Pensata per lavorare con forme più raffinate e lente di percezione rispetto al visivo. Il visitatore, interagisce con l’opera e sceglie come toccare, come annusare… L’opera permette ai visitatori di inalare le fragranze relative a quattro colori ritratti per gli elementi vegetali: la gamma dei rosa e dei bianchi rappresenta la manifestazione cromatica di un fiore durante la giornata, i blu dell’acqua, poi le gamme dei verdi» spiega la Gorini, «sono interessata all’aspetto olfattivo perché i profumi producono sensazioni, evocano forti emozioni e sbloccano ricordi. I profumi utilizzati sono molto di più che una fragranza; non sono sintetici ma olii essenziali puri e di grado terapeutico» è così che la mostra diventa un’esperienza olistica, visuale ed emozionale anche nel sentir raccontare dall’artista le particolarità di tutte le essenze scelte con cura: «L’olio essenziale joy, uno tra quelli diffusi sulle palette con le cromie dei bordeaux e dei rosa, contiene: Rosa damascena, Citrus bergamia, Citrus reticulata, Cananga odorata, Pelargonium graveolens, Jasminum officinale, Chamaemelum nobile».

La chiave interpretativa dell’opera è così lasciata al nesso tra le essenze e le cromie dei tessuti: tasselli con altezze diverse e ricoperti di stoffe di differenti texture. Non è un caso che i tasselli ricordino i tasti di un pianoforte, quello che abbiamo di fronte non è un quadro ma un’armonia di sensazioni di equilibrio e di benessere, un paesaggio olfattivo composto da “toni” differenti.
È sempre da un dialogo con l’artista che scopriamo che «l’azienda che produce gli olii utilizzati diffusi nelle installazioni è stata scelta per l’attenzione alla coltivazione di elementi vegetali secondo metodi semplici e non invasivi del territorio, ma anche per i suoi progetti sostenibili, volti al miglioramento dell’integrità ecologica delle aree al fine di aumentare il benessere umano».

La direzione in cui si muove la ricerca di Gorini è chiara e per certi versi invita ad abbracciarla come si dovrebbe fare con qualsiasi esperienza umana. È a partire dal contatto multisensoriale con la Natura che possiamo arrivare ad una visione allargata del mondo, una sorta di AR (augmented reality) analogica, senza l’intervento di macchinari ma solo con un “training” continuo per i nostri sensi.

MONICA GORINI: COLORE, SINTESI FILOSOFICO-SPIRITUALE TRA MEMORIE ED EMOZIONI

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MILANO | GILDA CONTEMPORARY ART | 27 APRILE – 27 MAGGIO 2023

di MATTEO GALBIATI

Ha viaggiato molto Monica Gorini (1967) e, come gli artisti di un tempo, si è messa in marcia seguendo un personalissimo Grand Tour definito in un itinerario le cui rotte, precise e predeterminate, hanno assecondato emozioni, riflessioni, ricerche, pensieri, desideri. In questo pellegrinare ricettivo, confluito in un lavoro di ricerca attentissima durata, nel complesso, oltre due anni, ha saputo accogliere tanto le intenzioni quanto gli imprevisti; ha accettato il programma preventivato così come ha saputo seguire l’intuizione delle variazioni e degli scostamenti che ne hanno arricchito certamente l’esperienza.

Partendo dall’Italia per la Francia ha soggiornato con lunghe soste toccando paesi e città chiave come EtretatHonfleurLe HavreParigi, ma soprattutto Giverny: luoghi che uniti restituiscono immediatamente alla memoria un nome, quello di Claude-Oscar Monet (1840-1926). Così Gorini, seguendo il suo interesse per il colore e la luce e la loro dinamica di correlazione con l’esperienza visiva legata alla dimensione ambientale, ha seguito le orme del grande padre dell’Impressionismo per cercare una sua interpretazione profonda, intima, esclusiva. Il suo scopo non era di emulare per suggestione ed omaggiare ripetendo il pittore francese, ma quello di trovare in loco le condizioni che lo hanno motivato, condizionato, spinto a dipingere con quella costante insistenza, il cui tratto sensibile l’ha reso poi inconfondibile e coerente nei modelli espressivi.

Gorini ha voluto assaporare il coinvolgimento desunto da Monet nei suoi ambienti, nelle diverse stagioni, nelle luci differenti che mutano il rapporto con l’intorno. Ha sondato, in questo modo, il senso di una sensibilità e una spiritualità quasi più ancestrali, alimentata dal silenzioso perdersi nella natura dei luoghi. L’intellettualità di osservazione scientifica dei fenomeni è stata messa in secondo piano, non è stata la parte prioritaria, proprio perché il nostro sentire individuale è la parte determinante dell’essere nel mondo e trovarne consapevolezza.
Luce e colori l’hanno portata alla raccolta di una palette di oltre 3000 tonalità, quasi selezionate dai dipinti di Monet, ma prelevati, di fatto, per il tramite del panorama reale degli orizzonti attraversati: Gorini ha voluto sentire il palpito dei colori e della natura, ne ha scelto le peculiari intonazioni, basi poi per i successivi componimenti in cui scultura, installazione, pittura e fotografia trovano l’equilibrio di una grazia che è immediatamente definita e chiara anche a chi osserva, irrazionalmente coinvolto in questa emancipata astrazione rigorosa.

   

2023_ La Stampa

Piemonte
Testo di Vincenzo Amato

Ad Armeno le opere di Gorini, la “signora delle ninfee”.

Il personaggio.

Si divide tra il lago D’Orta, dovè nata e Milano, la metropoli dove vive e insegna. Ma il suo mondo è quello delle ninfee, i fiori delicati dai quali lei considera l’inno alla vita e un miracolo della natura.

Monica Gorini, poliedrica artista omegnese, ha dedicato alle ninfee anni di studio, pubblicazioni in cui emerge l’interesse scientifico da quello poetico e decine di opere d’arte, quadri e installazioni dove i riflessi cromatici, i giochi di luce, si mescolano con l’ambiente circostante. Gorini ha esposto in Italia e all’estero e in questi giorni di fine estate ha scelto di portare le sue opere ad Armeno , nella settecentesca casa Badanelli Donati, utilizzando gli ambienti storici del palazzo e soprattutto lo spettacolare giardino con alberi secolari in cui ha inserito le sue colorate installazioni. Il risultato è quello di scoprire come oggetti d’arte moderna “dialogano” con il verde che le circonda. I codici del giardino è il titolo della mostra che verrà inaugurata oggi alle 18 con l’intervento di Maria Grazia Cereda e Lorella giudici ed una performance di danza con Iolanda Cappelletti. La mostra è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19 sino al 2 settembre. “Raramente ad un’artista capita di trovare il luogo adatto dove esporre – nota Monica Gorini, Angela Fumagalli e Gianni Enrico mi hanno messo a disposizione la loro splendida dimora dandomi la possibilità di creare composizioni in cui il loro giardino, i rami degli alberi si trasformano in un’opera unica e il visitatore diventa anche lui parte integrante.” L’ispirazione alle ninfee è nella riproduzione dei colori che Gorini elabora facendole diventare totem riflettenti o in tasti di un immaginario pianoforte in cui i colori diventano note musicali. In questo suo modo di esprimersi l’artista omegnese si è ispirata al jardin d’eau di Giverny, in Normandia.

Titolo: Monica Gorini. Synthèse visuelle. Scomporre in frame l’attimo. Il diario di una ricerca Braking down the moment into frames. The diary of a quest
Artista: Monica Gorini
Testi: Lorella Giudici, Monica Gorini
Lingua: italiano, inglese
Traduzioni: Richard Sadleir
Data di uscita: dicembre 2021
ISBN: 978-88-6057-480-0
Dimensione: cm 16,5×24
Formato: brossura filo refe con alette
Pagine: 190
Prezzo: € 28.00

Per l’acquisto del libro CLICCA QUI oppure scrivi all’artista: gorini_monica@libero.it

Presentations and talks

 

Presentations and talks

2023  Talks and workshops Academy of Fine Arts Brera, Milan

2023 Talk and workshop HDEMIA Academy of Fine Arts SantaGiulia, Brescia

2022  Talk, Libreria Internazionale Hoepli. Milan

2022  Talk, Galleria Studio Rossetti, Genova

2022_ SEGNO
Rivista d’Arte contemporanea
Pescara
Testo di Antonello Tolve
L’approccio allo studio da un’angolazione creativa – utilizzando un bildhafte Denken da intendersi come
ordinamento mentale e come scrittura visiva – è quello che caratterizza lo splendido volume Synthèse
visuelle. Scomporre in frame l’attimo, il diario di una ricerca / Breaking Down The Moment Into Frames, the Diary Of A Quest di Monica Gorini pubblicato da Vanillaedizioni (192 pagine, 28 euro), dove l’autrice intreccia riflessione, catalogazione e archiviazione sentimentale, rarefazione, raffreddamento, pantonatura cromatica (semioticamente cromemica, volendo utilizzare una terminologia cara a Prieto) e prosciugamento d’immagine per dar vita a qualcosa di unico, di evocativo e direi anche di indicativo. Il quadro critico entro il quale si muove Gorini è il Jardin d’eau (“l’eden che Monet ritrae per gli ultimi 20 anni della sua vita”), a Giverny, in Normandie, dove oggi è presente la Fondation et Maison Claude Monet. Qui l’artista ha creato qualcosa di speciale che non si può raccontare con le parole ma che va letto e guardato e assaporato perché, accanto al diario di una ricerca che ha inizio a Parigi il 10 luglio 2018 e che si è conclusa (anche se la ricerca non si conclude mail) sul Lago d’Orta il 13 luglio 2021, ci sono studi e bozzetti preparatori, lavori della serie Paysage d’eau. Essence chromatique, vibrazioni (eccezionale l’opera Variations perceptives) che richiamano alla memoria le atmosfere, i pensieri pensati da un gigante della pittura, le attese, le distratte (?) musicalità della natura.

2022_BORGHI & CITTA’ MAGAZINE.
Rivista d’Arte contemporanea. Sezione di Arte
Roma
Testo di Ginevra Bacilieri

Si intitola Synthèse visuelle. Scomporre in frame l’attimo, il diario di una ricerca l’ultimo volume di Monica Gorini, Si tratta – scrive Lorella Giudici, critica e storica dell’arte – del “diario di una ricerca avviata a Parigi nel 2018.

Un viaggio iniziato dai luoghi vissuti da Claude Monet: Etretat, Hon- fleur, Le Havre e infine Giverny. Un lungo viaggio, geografico, botanico e artistico, ricco di emozioni, di immagini, di ricerche e di scoperte”. Due i luoghi per eccellenza dove l’autrice ha compiuto i suoi recenti studi cromatici: La Fondation et Maison Claude Monet,in Normandia, con il bassin di Giverny, e il Vivaio di Latour Marliac a Le Temple sur Lot, dove a fine Ottocento furono ibridate le prime varietà colorate di “nénuphars” della storia. Monica Gorini racconta come nelle migliaia di palette dipinte en plein air abbia fissato “attimi invisibili” dove si apre l’infinito, racchiudendo paesaggi che sfiorano il mito del paradiso terrestre con nuvole, bagliori improvvisi sull’acqua, petali cangianti ma anche percezioni sinestesiche ed emotive. Ma è nello studio sul lago d’Orta che l’artista interpreta, sintetizza, progetta e organizza quella sua personale“ pantonatura della Natura”, dipinta in Francia, in sculture lineari, pulite, rigorose in cui toglie il superfluo per mostrare l’essenza della forma e del colore. I materiali naturali come legno e cera dialogano con l’acciaio e lo specchio, scelti per amplificare le vedute all’infinito. Poi plexiglas colorato e retroilluminato, neon e led a sottolineare il ruolo emotivo, percettivo e poetico della luce, progenitrice di tutte le visioni. Le sculture di Gorini sono frammenti di un Tutto. Costruzioni e decostruzioni geometriche e colorate, tese a celebrare relazioni, somiglianze, corrispondenze in cui la Natura, soggetto prediletto dall’artista, Wunderkammer ante litteram, manifesta scenari variegati e meravigliosi.

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Tracking this excerpt as a reference, in hercuratorial text Lorella Giudici, critic and art historian explains: “The volumewritten by Monica Gorini is the diary ofa research that began in Paris in 2018. Ajourney that began from the places experienced by Claude Monet: Etretat, Hon-fleur, Le Havre and finally Giverny. A long, geographic and artistic journey full of emotions, images, research and discoveries enclosed between the pages of the volume in an engaging, fresh, immediatenarrative, rich in cultural and human re-ferences”. There are two significant places where the author has made her chromatic studies: La Fondation et Maison Claude Monet, in Normandy with the Giverny basin and the Latour Marliac Nursery in Le Temple sur Lot, where at the end of the nineteenth century were hybridized the first colored varieties of “Nénuphars”. Monica Gorini tells how in the thousands of palettes painted en plein air she has fixed “Invisible Moments” where the Infinite opens itself, enclosing landscapes that touch the myth of paradise with clouds, sudden flashes on the water, iridescent petals but also synesthetic and emotional perceptions. However, it is in the studio on Lake Orta that the artist interprets, synthesizes, designs and organizes her personal view of Nature, painted in France, in linear, clean, rigorous sculptures in which she removes the superfluous to show the essence of form and color. Natural materials such as wood and wax dialogue with steel and mirror, chosen to amplify the views to infinity. Then colored and backlit Plexiglas, neon and Leds to emphasize the emotional, perceptive and poetic role of light, progenitor of all visions. Gorini’s sculptures are fragmentsof a Whole. Geometric and colored constructions and deconstructions aimed at celebrating relationships, similarities,correspondences in which Nature, Wunderkammer ante litteram, manifests varied and wonderful scenarios.

Le opere di Monica Gorini presentate da Livia Savorelli presso la Galleria di Vico Spinola.  “Decodificare la natura. Interconnessioni sensoriali”: un tema che solo attraverso la sensibilità ai colori e alle luci naturali che hanno creato,  soprattutto tramite la lezione di  Monet, un costante riferimento alla quasi astrazione viene interpretato, si potrebbe dire, con una realizzazione perfetta attraverso modi innovativi  e tecnicamente possibili e acquisiti come ultima espressione del contemporaneo.

GABRIELLA DE GREGORI

Synthèse Visuelle: book & press | Monica Gorini
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